Il committente truffato di Codroipo (UD)

Il sig. E.C. abita a Codroipo (UD), ed aveva acquistato nel 2021 una villetta unifamiliare nel medesimo comune, che abbisognava di lavori di riqualificazione energetica. Allo scopo si era rivolto alla società SILVERME, entrando in contato con i due co-ammministratori ASTESANA e LANZUTTI, i quali avevano effettuato un sopralluogo e gli avevano garantito che erano in condizione di poter svolgere i lavori necessari con le agevolazioni previste dal decreto Rilancio, espressamente previste in ambito Superbonus 110, oltre che opere di ristrutturazione.

Le capacità di raggiro di Marco ASTESANA, 27 anni, e la sua spregiudicatezza nel creare degli artifizi, lo avevano indotto a credere alla sua totale affidabilità di bravo onesto ragazzo di campagna e che la società SILVERME avesse una collaudata esperienza nel settore edilizio, anche perché in effetti il sig. LANZUTTI, 47 anni, con una società tutta sua – che nulla aveva a che vedere con la SILVERRME, da cui, come si è scritto, con semplice cambiamento di nome, ma non di assetto sociale, è derivata la PIXELHOM nel marzo 2022 – aveva una certa esperienza nel settore delle costruzioni edilizie (stiamo riferendoci alla ditta Ottanta Costruzioni) .

A suon di artifizi e raggiri, posto in atto, per quanto riferisce il sig. E.C. – anche con l’utilizzo dell’ing. GUERIZZIO che garantiva per la realizzazione dei lavori e in particolare per la stesura della relazione legge 10/91, documento indispensabile per l’ottenimento dell’accesso ai benefici dell’Ecobonus -, l’ASTESANA, prima ancora di stilare un contratto con il CHIANDOTTO, lo induceva in clamoroso inganno a inviare alla SILVERME un bonifico parlante per la cifra di 50.000 euro, a dimostrazione delle sue consumate doti di truffatore, che non ha alcuna paura di venire arrestato dalla magistratura nonostante la reiterazione ad oltranza del medesimo reato con la medesima associazione a delinquere. Inettitudine dei magistrati o forma di corruzione in atti giudiziari?

In ogni caso, tornando al caso del sig. E.C. non appena riceveva sul c/c della SILVERME il predetto richiesto bonifico,  l’ASTESANA spariva letteralmente dalla circolazione e toccava al coammministratore LANZUTTI cercare di mantenere con rassicurazioni in uno stato di relativa tranquillità il CHIANDOTTO, per il quale comunque quest’ultimo personalmente con l’aiuto di un paio di dipendenti, i muratori GARRUZZO e ALATI, procedeva alla demolizione dei pavimenti della casa per predisporre le opere di posa dei pannelli per l’impianto di riscaldamento. Anche nel caso del sig. CHANDOTTO i lavori ammontavano infatti in sede di preventivo ad un totale di 160.000 € circa.

Ad un certo punto, tuttavia, il LANZUTTI doveva comunicare al committente che l’ASTESANA era scappato in Piemonte ed aveva svuotato la cassa, motivo per cui le previste opere edili ed impiantistiche non potevano essere eseguite. Successivamente il sig. E.C. veniva a trovarsi in comprensibili condizioni di angoscia e disperazione, in uno stato di shock che non sembra ancora aver superato ad oggi per chi lo ascolta. Egli precisa altresì che aveva personalmente fornito il nominativo dell’ing. GUERRIZIO alla banca per le pratiche relative all’ecobonus, posto che il tecnico gli era stato segnalato dallo stesso ASTESANA come persona che poteva garantire sull’efficacia e l’efficienza dell’impresa edile da lui amministrata e come colui che avrebbe seguito tutte le pratiche relative al Superbonus 110 .

L’ing. GUERRIZIO era già all’evidenza in società di fatto con l’ASTESANA ed il CESANO, quando costoro operavano in Friuli con la società SILVERME, di cui il LANZUTTI afferma siano state svuotate le casse proprio ad opera dell’ASTESANA.

Il sig. E.C. poi si rivolgeva ad un avvocato che, evidentemente non avendo compreso il carattere seriale dell’associazione a delinquere ASTESANA – GUERRIZIO – CESANO o per sfiducia totale nella magistratura, gli consigliava di non intraprendere la strada della denuncia penale, anche per non rompere del tutto i rapporti con la società SILVERME, con cui invece il legale consigliava di avviare un contenzioso in sede civile, preceduto dal rituale tentativo di conciliazione, sede in cui sarebbe stato possibile, a suo dire, ottenere una restituzione parziale dei capitali versati copiosamente all’ASTESANA, oppure una forma di accordo per la prosecuzione dei lavori. L’avvocato in questione confidava al cliente il convincimento che difficilmente gli inquirenti avrebbero creduto all’ipotesi della truffa, per via del ben noto pregiudizio che si trasforma in autentico abuso d’ufficio, essendo essi di solito convinti che in questi casi che si tratti semplicemente di inadempienza contrattuale, rilevante solo in sede civilistica, ovvero di banali contenziosi tra le parti.

Il sig. E.C., depresso per la rilevante perdita economica subita, e spaventato dall’idea di dover affrontare altre spese d’avvocato per un  risultato che gli era stato detto – come nell’amara evidenza delle cose – essere fortemente incerto, ha ad oggi soprasseduto rispetto all’assunzione di qualsiasi iniziativa in sede giudiziaria, non essendo stato a  conoscenza tuttavia, prima di interloquire con l’ing. SCASSA del fatto di essere uno dei tanti truffati dall’ASTESANA e dall’associazione a delinquere messa in piedi da costui  e non certo il solo, come riteneva in un  primo tempo.

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